Rispetto a Yahoo! Answers e a molte altre similari, la nuova piattaforma Beepl, che ha aperto a tutti la sua fase di alfa test, ha delle caratteristiche interessanti. Unisce infatti i pregi dell’approccio collaborativo tipico di questi sistemi, tra tutti la possibilità di incrementare il ranking dei partecipanti in base alla votazione delle risposte, all’applicazione di tecniche semantiche di individuazione degli argomenti inerenti la domanda. Questa caratteristica, basata su tecniche statistiche come spiegato dagli autori in uno dei thread di discussione, rende il sistema maggiormente proattivo nei confronti dei suoi utenti. Questi non devono infatti iscriversi ad un thread per riceverne gli aggiornamenti, “inseguendo” quindi l’argomento oggetto della domanda, ma sono piuttosto “cercati” dal sistema in base agli argomenti che, attraverso l’utilizzo, il sistema stesso ha associato loro. Effetto immediato del riconoscimento semantico è la comparsa, in calce alla domanda che si sta inserendo, dei tag dei concetti via via riconosciuti. Tale riconoscimento consente la selezione immediata di domande (e relative risposte) già presenti in archivio sullo stesso tema, aumentando di fatto la probabilità di individuare quella che si sta cercando. L’elenco di domande presentate nell’home page di ciascun utente poi, non è deciso in base alla sola cronologia di immissione ma in base all’attinenza agli argomenti di interesse. Questa caratteristica attribuisce alla community maggiore reattività, di fatto facilitando la risposta di coloro che hanno mostrato maggiore “vicinanza” con gli argomenti espressi. Un modo naturale di evitare le risposte insulse, frequentissime in sistemi completamente deregolamentati come quello di Yahoo!, e realizzato attraverso l’abbinamento semantico tra domanda e offerta di conoscenza.
Efficace. Da provare.
Insopportabili [3]
Quegli inviti ad eventi su Facebook che tu pensi ti sono arrivati perché sei uno a cui piacciono quel tipo di eventi e la persona che te l’ha mandato avrà pensato ‘Beh questo è proprio l’evento che fa per lui, che adesso me lo vedo che avrà piacere a riceverlo e a sapere che gliel’ho mandato io’, e invece, vai a vedere bene, sei solo una delle trecento persone invitate facendo “Seleziona tutti” dalla lista di amici, così, senza guardare. Un po’ come quando ti arrivano gli auguri di Buon Anno che cominciano con “Caro” e il tuo nome, ma che sai che il computer che li ha scritti, a te, non ti conosce nemmeno. E forse non ti conosce neppure quello che ha dato l’invio sulla tastiera.
Insopportabili [2]
Quelli che salgono in ascensore con te all’ora di pranzo e quando escono, invece di dire “buon appetito” o “buon pranzo” come ti aspetteresti, dicono “arrivederci!” e tu, che sei sovrappensiero, rispondi “grazie, altrettanto!”, e ti senti un cretino.
Insopportabili [1]
Quelli che parcheggiano senza rispettare le strisce per terra e riducono lo spazio vicino tanto da non poter più parcheggiare.
Elogio del pensiero negativo
Pensare negativo vuol dire capire che una cosa che non funziona non si può sempre aggiustare. Non vuol dire pensare che tutto debba andare male, ma piuttosto abituarsi a pensare che non tutto può andar bene.
Chi accetta di pensare negativo, accetta di lasciar perdere cose che non ingranano, senza accanirsi nel tentativo di farle girare nel verso giusto. Chi pensa negativo libera delle risorse nervose ed energetiche per ricominciare, per dedicarsi ad attività che hanno una resa maggiore e che innescano retroazioni positive. Chi pensa negativo impara dall’esperienza e riconosce sul nascere situazioni che non hanno potenzialità di successo. Chi pensa negativo non dice mai “prima o poi ce la farò” senza considerare che non avrà mai le forze per farcela; piuttosto sceglie il suo percorso in ragione delle forze che ha e non teme di ammettere di non poter raggiungere traguardi troppo ambiziosi.
Chi pensa negativo guarda sempre per terra. Misura un passo dopo l’altro e non si perde con lo sguardo oltre l’orizzonte. Alza la testa solo per orientarsi, mai per volare staccandosi da terra.
Chi pensa negativo è sicuro di sé più di chi pensa positivo, perché non vive di speranze. Chi pensa negativo mantiene intatta la sorpresa e l’entusiasmo per gli eventi positivi che gli capitano, perché non se li aspetta e non fa mai affidamento sulla speranza di successo.
Chi pensa negativo gode dei successi e li incamera come eventi non gratuiti. Chi pensa negativo persegue la gratuità delle azioni perché non basa il suo vivere sul do-ut-des e sulla ricerca del successo, in tutti gli ambiti, senza curarsi delle modalità del suo raggiungimento. Chi pensa negativo dà e riceve, perché guarda alla necessità dell’azione e non investe sulla speranza. Chi pensa negativo non crede, agisce. Chi pensa negativo non ha timore di dire “vaffa” e di tagliare i ponti. Sa che deve costruirne altri se quelli che sta percorrendo sono fragili ed inadatti.
Chi pensa negativo è darwiniano. Elogia la diversità ma non lo fa se non supera la soglia della sopravvivenza. Chi pensa negativo pensa al bene comune, che si costruisce sempre con l’apporto della comunità e mai perseguendo il pensiero positivo individualista.
Chi pensa negativo ha un progetto ma sa navigare molto bene a vista. E’ attento ai segnali deboli e osserva gli eventi con la stessa attenzione da vicino come da lontano.
Chi pensa negativo chiede reciprocità, perché la gratuità delle sue azioni, finalizzate al bene comune, perderebbe di efficacia se chi ne è oggetto ne incamerasse solo per sé stesso i benefici, e non fosse in grado di trasformarle a sua volta in azioni, amplificandone l’efficacia.
Chi pensa negativo non persegue mai il benessere fine a se stesso, perché lo ritiene un obiettivo fuori della sua portata. Insegue piuttosto l’equilibrio del suo ecosistema, potando all’occorrenza, limitando la crescita perché non diventi acromegalica.
Chi pensa negativo non sorride per atteggiamento ma lo fa quando comunica il suo coinvolgimento. Chi pensa negativo cerca il coinvolgimento pragmaticamente, ma non invade, perché percepisce l’invasione come strategia cieca e poco efficiente, oltreché prevaricatoria e finalizzata all’accaparramento.
Chi pensa negativo sceglie. Sceglie a volte in modo molto selettivo, perché vuole investire le sue energie e non disperderle. Preferisce intensificare dei canali piuttosto che aprirne sempre di nuovi.
Chi pensa negativo ha sempre energie a disposizione perché sa come risparmiarle, pur senza far mancare il suo contributo a chi ha scelto di fare oggetto delle sue azioni.
Chi pensa negativo è un individualista empatico, perché pur considerandosi parte di un progetto più ampio, ne rivendica una parte di controllo. Chi pensa negativo non è mai servo del caso, perché il caso non esiste.