
In tema di riciclaggio rifiuti la conoscenza dei materiali è determinante per educare il cittadino alla differenziazione. Ci sono imballaggi cui ormai nessuno fa più caso e che risultano ad oggi indifferenziabili per via della loro costituzione eterogenea. Le buste di caffè sottovuoto o quelle delle verdure surgelate non hanno alcuna indicazione circa la natura dei materiali impiegati per l’imballaggio.
Finiscono inesorabilmente nella spazzatura.
Credo che il legislatore dovrebbe cominciare a prendere in considerazione due fattori:
1. Informazione: una corretta classificazione dei materiali impiegati per l’imballaggio dovrebbe essere resa obbligatoria, assieme ad una più chiara simbologia che indichi la destinazione di questi materiali dopo l’uso.
2. Disincentivazione: imballaggi costituiti da materiali non riciclabili dovrebbero essere disincentivati allo scopo di indirizzare il consumatore verso un uso più responsabile dei materiali e di stimolare le aziende all’uso di materiali alternativi e di imballaggi completamente riutilizzabili.



Un Commento
Sono assolutamente d’accordo della NECESSITA che il legislatore si preoccupi di obbligare ad indicare chiaramente sull’imballaggio in quale cassonetto conferire il rifiuto.
L’indicazione deve risultare molto chiara anche per i profani ( es. diciture tipo “ririciclami nella plastica” o “riciclami nella carta”) Non tutti i cittadini sono tenuti a conoscere le sigle tecniche dei vari componenti.