Cecità

Lina Wertmüller si prepara a girare un documentario sull’emergenza rifiuti a Napoli. Ne parla su L’espresso della scorsa settimana (Spazzatura Ciak, L’espresso, 6 marzo 2008, pag.79) cercando di considerare in primo luogo “il danno d’immagine” provocato dai media, colpevoli di aver creato alla città un danno “più grave di quello fatto dai rifiuti da soli”. Strana posizione questa, specie considerando come questa emergenza abbia portato finalmente alla ribalta decenni di sconsiderata e colpevole connivenza delle amministrazioni nelle diaboliche storture del ciclo di mal-trattamento dei rifiuti.
La cosa che però più mi ha fatto riflettere, e che rappresenta secondo me in pieno quale grande sforzo sia necessario per sovvertire la perversa logica del profitto e della crescita a tutti i costi, è la seguente affermazione della Wertmüller che riporto testualmente:

“Se compri una pillola, ti devi beccare una confezione che ha un volume in carta, cartone, plastica 20 volte più grande del suo. Accade per ogni merce. Una strada senza ritorno, quella della immensa quantità di contenitori in giro per il mondo. Ma se sparissero le confezioni, ci sono i calcoli di quanta gente resterebbe senza lavoro. Imprese di imballaggio: in Lombardia 464, nel Veneto 173, in Piemonte 140, in Emilia 158, in Toscana 106, in Campania 119…”

E’ davvero un punto di vista sbalorditivo. Da un lato cosciente di come il sistema stia ingoiando se stesso e di quanto le sovrastrutture che alimentano la logica del profitto (confezioni, pubblicità, bisogni indotti, inutile trasporto di merci) stiano relegando i contenuti, i beni, a corollario, a particolare irrilevante, specie se indistinguibile, dopo aver buttato le scatole, ciascuno da un altro equivalente. Dall’altro cieco di fronte a come la logica del consumo alimenti cicli di produzione che hanno ragion d’essere esclusivamente per sacrificare sempre più agnelli all’altare del dio PIL.
Quando si trattò di passare all’automobile nessuno si preoccupò di quanti cocchieri persero il lavoro. Quello però era progresso, mentre il convertirsi a soluzioni a zero impatto ambientale, il cambio di paradigma verso una logica di valorizzazione dei beni piuttosto che delle merci è invece tornare al Medioevo…
Cecità.

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2 thoughts on “Cecità

  1. A me viene da chiedere: che economia stiamo sostenendo in Campania con decenni di mal-trattamento dei rifiuti? Un’economia florida senza dubbio.
    Che alternative abbiamo avuto rispetto allo sputtanamento globale in mondovisione? Che cosa si sarebbe dovuto fare? Certo, il problema rimane, non basta parlarne. Ma se non se ne parla… qui non è: neanche lo devi dire. Qui è: aivogghi’addisc

    La rivoluzione ormai è fuori moda, o forse più che altro si è visto che spesso non fuziona, e infatti ora le fanno quasi solo con gli sponsor.
    Bisogna sempre trovare uno sponsor per qualsiasi cosa. Lo sponsor è più importante della causa. Le cause si possono anche inventare, e si inventano.
    Credo che dobbiamo essere grati del fatto che per una volta una questione importante sia diventata di dominio pubblico, non solo in Italia.
    Nel resto del mondo la Campania è una regione dell’Italia, come l’Ohio è uno stato degli Stati Uniti d’America.
    E la Padania si sa che esiste solo grazie alla Lega. Per restare in tema mi chiedo (senza malizia, per mia ignoranza) se Bossi si sia mai occupato del fiume che fa sì che si possa parlare di pianura Padana.

    Benvenga una rivalutazione di Napoli, e quindi benvenuto sia anche il film della Wertmüller… amen

  2. si può fare qualcosa, iniziando dalle case utilizzando le lampadine a ridotto consumo, accendendo le luci solo quando è necessario, i riscaldamenti solo nei periodi più freddi, gli elettrodomestici a pieno carico e spegnendoli definitivamente quando non sono utilizzati, attrezzare le nostre case in modo che non ci sia dispersione termica con serramenti idonei ed isolamento dell’intercapedine sotto il tetto, riutilizzare borse di plastica e sacchetti di carta, cercare prodotti con un minor imballaggio anche se sicuramente imballati, non gettare cartacce o altro nei prati o boschi, questi sono pochi esempi che, se attuati da tutti, creano una civiltà ambientale

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