Riflessioni su Facebook, blog e identità digitale

L’epidemia Facebook è ormai dilagante. Tralasciando e, per quanto mi riguarda, condannando i “cercatori di contatti” che fanno incetta di connessioni sui siti di social networking per il puro scopo di fungere da hub nel network ed aumentare la propria visibilità in modo esclusivamente virtuale, credo di non sbagliare nel dire che Facebook ha il pregio di rendere visibile, prima di tutto a se stessi e poi alla comunità, il peso che le relazioni interpersonali hanno nel proprio quotidiano.
In questo senso, la diffusione del proprio pensiero, il bisogno di comunicare le proprie idee agli altri, la necessità di confrontarsi su temi che animano la propria coscienza, bisogni e necessità che spesso trovano sfogo nella gestione di un blog personale, hanno in Facebook la platea ideale.
Se infatti un blog necessita di una attenta politica di diffusione perché sia efficace come strumento di diffuzione del proprio pensiero, politica che deve necessariamente guardare ad una corretta classificazione dei contenuti e ad una oculata pubblicazione di questi in contesto più ampi, Facebook fornisce, senza sforzi aggiuntivi, un “megafono direzionale” che punta ad una platea selezionata, quella delle persone a cui, più probabilmente, interessa veramente far conoscere il proprio pensiero.
Mi sono posto dunque questo interrogativo: è Facebook la piattaforma unificante per costruire la propria identità digitale? Ha ancora senso avere un blog dal momento che la medesima possibilità di pubblicazione è disponibile all’interno di questa piattaforma con il vantaggio che quanto si scrive raggiunge immediatamente la platea che ci interessa?
Certo un blog ben gestito ha potenzialmente la possibilità di raggiungere un più ampio uditorio ma quanti possono trarre realmente vantaggio da questa visibilità? Quanti possono fare di questa visibilità un amplificatore di conoscenza e di auto-promozione? Rispetto alla possibilità di raggiungere direttamente una platea selezionata forse questo vantaggio petenziale perde di importanza.
Ciononostante scrivo adesso questa riflessione sul mio blog che, come da molti anni ormai mi accade, riesco con moltissima fatica a tenere aggiornato. Un “riverbero” di questo post finirà anche sul mio profilo Facebook (se ho azzeccato tutte le impostazioni). Vediamo se qualcuno se ne accorgerà e avrà voglia di confrontarsi.
Qui o lì…

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2 thoughts on “Riflessioni su Facebook, blog e identità digitale

  1. La mia personale esperienza e’ questa; dopo circa una settimana di uso e, forse, abuso di Facebook, ho accusato un senso di fastidio, anzi direi quasi di vergogna nel constatare che in tanti mettiamo in piazza
    noi stessi e gli altri con pochissime remore.
    Ho cercato allora di disinstallarlo, ma come IncrediMail di cui mi ha reso vittima una figlioccia
    teenager, ho capitoo che e’ quasi impossibile farlo con qualche semplice click.
    Certo lo si potrebbe disinstallare non usandolo,
    ma l’unica cosa a cui non sappiamo resistere-citando
    l’amico Oscar-sono le tentazioni. Di qualsiasi ge-
    nere.
    Se qualcuno di buona volonta’ volesse aiutarmi a
    farlo, gliene sarei grato.
    Lo stesso vale per incredimail senza pero’ perdere tutta la corrispondenza in esso contenuta.
    Ciao e grazie per l’ospitalita’.
    Anna Robles

  2. Caro Silverio,
    sono capitato qui non per caso, ma perché guarda caso direzionato da un link su linkedIn, un social network un po’ precedente a Facebook a cui proprio tu mi avevi “iniziato”.
    Allora forse posso dire che i social network servono. Io mi sono iscritto a Facebook e poi mi sono cancellato (basta loggarsi a facebook e poi, riamendo loggati, andare anche su questo link: http://www.facebook.com/help/contact.php?show_form=delete_account).
    Quello che condanno di Facebook sono essenzialmente due cose:
    1) L’impostazione “Assenza di privacy quasi assoluta” che è di default e non da impostare;
    2) L’assenza di diversi livelli di amicizia.
    Tutti si fanno gli affari di tutti.
    Per il resto, spero che tu stia bene. Non ti sento da molto.

    Ciao,

    Roberto.

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