Per tutti

E’ indicato con il simbolo T ed identifica il materiale cinematografico la cui visione è aperta a tutti. Da Luglio 2007 in Italia non è più prevista la censura cinematografica preventiva, applicata per l’ultima volta nel 1998 per il discusso film “Totò che visse due volte” di Ciprì e Maresco. E’ sostituita da una autocertificazione, da parte del produttore, che i contenuti siano visibili da tutti oppure vietati, o meglio, non indicati, ad un pubblico di età minore di 14 o 18 o anche, una novità rispetto al tradizionale visto censura imposto dal defunto Ministero dello Spettacolo, di età minore di 10 anni.

Ho sentito l’esigenza di documentarmi su questo meccanismo attualmente in vigore quando recentemente sono andato a vedere assieme ai miei figli di 10 e 11 anni il film Burn After Reading – A prova di spia, con la coppia Clooney / Pitt, celebrata, all’epoca dell’uscita del film, come esplosivamente comica e cinicamente dissacrante dei moderni emblemi della società dei consumi.
Non voglio discutere qui della riuscita del film, sebbene esso meriterebbe lunghe disquisizioni.
Voglio riportare la delusione mia e di molti altri amici rispetto alla assoluta inintellegibilità preventiva dei contenuti del film che, identificato come “per tutti”, e promosso come esilarante e moderna commedia di genere, ha poi rivelato situazioni non idonee ad un pubblico dell’età dei miei figli.
Voglio qui chiarire che la mia non vuole essere una posizione “puritana”, di chi non riesce a vedere quanto velocemente la società abbia mutato i suoi standard di accettazione di scenari prima considerati non accessibili ai minori. Non parlo ad esempio delle scene di sesso ormai diffuse anche nelle fiction formato famiglia della prima serata Rai. Se inquadrate nel quotidiano contesto di un rapporto di coppia, di qualsiasi genere, ove il sesso sia una manifestazione affettiva di relazione, sono convinto che un ragazzo o una ragazza in età pre-puberale possano provare a decodificare queste scene mantenendo nello stesso tempo quell’alone di mistero che rende la poi scoperta della dimensione sessuale così magica e degna di ricordo per chi ha la fortuna di viverla in modo non traumatico.

Parlo invece dei contesti “distorti” che implicano necessariamente una chiave interpretativa propria dell’adulto e che un ragazzo di 10, 11 o 12 anni potrebbe non aver ancora maturato. Il film in questione, ad esempio, ha alcuni significativi esempi di questo tipo di linguaggio, sia figurato che verbale, e confesso che durante la sua proiezione ho provato irritazione al pensiero di come un genitore possa non avere, ex ante, gli strumenti adatti a valutare se quanto sta proponendo ai propri figli sia o meno appropriato al loro codice interpretativo.
Mi sono chiesto se questa forma di “autogestione” sia una richiesta troppo onerosa per un padre ed una madre di oggi. Forse lo è per chi non ha gli strumenti per una corretta informazione o per chi non abbia tempo, voglia o possibilità di documentarsi. Per me forse no, mi sono detto. Io so dove cercare e, se lo avessi fatto per tempo, forse quel film non sarei andato a vederlo.
L’approccio alla censura autocertificata è una degenerazione in peggio del modello americano, per il quale non ci sono imposizioni restrittive, è vero, ma sussistono di contro delle indicazioni precise, fornite direttamente dalla MPAA – la Motion Picture Association of America, che raggruppa le 7 grandi major – la quale classifica le produzioni in base alla adeguatezza dei contenuti. Già a volersi fermare a questa classificazione, Burn After Reading è marcato come R, Restricted, ovvero un analogo del nostro “Minori Accompagnati”, con la differenza che la soglia negli Stati Uniti è fissata a 17 anni. Ben diverso dal nostro “Per tutti”.
A voler vedere i dettagli poi, il sito enciclopedico IMDB.com, che raccoglie pressocché tutte le informazioni reperibili in questo campo, presenta anche l’elenco dei contenuti non per tutti, evidenziandone la natura e il numero. Ad esempio, per questo film indica che il turpiloquio è sovrabbondante, sino a totalizzare una media di una “F-word” ogni 85 secondi. Per la puritana America comprendo come questa informazione possa essere più che utile a discriminare cosa è opportuno portare i propri figli a vedere e cosa no.
Per me sarebbe stata già sufficiente quella R.

Bene, fin qui, accettate le regole, ci si potrebbe anche stare. Alla famiglia è delegato il controllo. E’ il genitore che deve documentarsi prima. Lo Stato non indirizza.

Ieri però mi sono trovato di fronte ad un caso un po’ diverso. Mio figlio, che ha 11 anni e mezzo e frequenta la prima media, mi ha mostrato che nel suo testo di Antologia viene promosso il film di Irwin Winkler “L’ultimo sogno” (titolo originale “Life as a House”), con Kevin Kline e Kristin Scott Thomas, che racconta di rapporti familiari in un contesto sociale moderno, uguale a tanti che ormai abitano sistematicamente le nostre cronache. Una adolescenza tormentata, un rapporto padre-figlio ricostruito con la forza dell’amore in circostanze estremamente tragiche.

L’insegnante di Lettere di mio figlio vuole valutare l’opportunità di una visione con i ragazzi. Per cui ieri ho visto il film. E’ molto bello. Ottima sceneggiatura. Una storia che lascia il segno. Mi sentirei di consigliarlo. Ma…
In Italia è “per tutti”. Negli Stati Uniti è uscito con il rating R.
Seppure lontano anni luce dalla gratuità del linguaggio scenico e verbale di Burn After Reading, lo scenario drammatico in cui è ambientato presenta anche ne “L’ultimo sogno” situazioni la cui decodifica non è, a mio giudizio, alla portata di un ragazzo o una ragazza di prima media.
Potrei sicuramente sottovalutare le capacità interpretative dei miei figli, o anche quelle di “tutorship” di una insegnante che si pone in questo caso come mediatore del messaggio. Ma è sicuramente difficile negare che alcuni dei temi trattati siano “borderline” e necessitino di una conoscenza del mondo non ancora totalmente alla portata dei miei ragazzi.

Va bene richiedere alla famiglia e alla scuola di applicare un filtro in modo soggettivo.
Ma un libro di testo? Mi sono chiesto, che ruolo ha in questo scenario? Lo Stato non indirizza per la visione al cinema o in Home-Video e poi addirittura indirettamente consiglia attraverso un libro di testo?

Ho chiesto di confrontarmi su questo tema con l’insegnante di mio figlio. Forse mi mancano delle chiavi di lettura del rapporto tra testo e discente, tra insegnante e allievo. Forse il mio punto di vista è troppo cautelativo.
O forse sto solo invecchiando.

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