Cerchiamo poeti… anzi poetesse.

Ho letto questo intervento di Marina Terragni su Io Donna, l’inserto del sabato del Corriere della Sera del 13/2/2010.
Lo riporto integralmente perché l’ho trovato assai stimolante, da tanti punti di vista.

MEGLIO POETI CHE BUSINESSMAN
(Maschile Femminile di Marina Terragni – Io Donna 13/2/2010)

Mi capita sempre più spesso di sentire amiche disperate perché i loro figli laureati in economia o in diritto internazionale in importanti università pubbliche o private, specializzati con costosissimi master in giro per il mondo, e poi infilati per stage e tirocini in grandi studi legali o finanziari, insomma sostenuti in ogni modo e per anni con notevolissimi sforzi economici, un bel giorno ti arrivano a casa e annunciano radiosi che di quel bel posticino di lavoro non gliene frega proprio nulla, che loro non hanno nessuna intenzione di vivere incravattati e stressati, tra uffici in location prestigiose e voli transoceanici in business class, e che hanno deciso di aprire una graziosa trattoria in campagna, o di fare gli skipper – perché nel frattempo, improvvidamente, gli avevi anche pagato il corso di vela a Caprera -, o i ceramisti. E tu lì per lì ti vuoi suicidare, anche se sai che sbagliare lavoro è quasi peggio che sbagliare matrimonio, e non sarai certo tu a condannare tuo figlio a quell’inferno.
Il fatto è che questi shift i corsa capitano sempre più spesso, il che potrebbe far pensare che, bombardati dalla propaganda dell'”utile” (“…scegliete una facoltà che offra sbocchi professionali!”) l’errore si sia commesso a monte. Che molti diciottenni, i quali avrebbero volentieri studiato filosofia o non avrebbero studiato affatto, si sono ritrovati a camminare lungo strade impervie che mai avrebbero intrapreso spontaneamente. Potrebbe anche essere che aveva ragione il vecchio John Adams, presidente degli Stati Uniti subito dopo George Washington, quando diceva: «Devo studiare politica e guerra perché i miei figli possano avere la libertà di studiare matematica e filosofia. I miei figli dovrebbero studiare matematica e filosofia, geografia, storia naturale, costruzione navale, navigazione, commercio e agricoltura così da dare ai loro figli il diritto a poter studiare pittura, poesia, musica, architettura, scultura, e ceramica». Forse siamo finalmente arrivati alla fase “pittura, poesia” eccetera. O forse, come dice il Dalai Lama, è che oggi «per sopravvivere il mondo ha bisogno dei valori che la donna incarna». E poetare è certamente più femminile che costruire navi o strillare in Borsa.

Sacrosanto. Ma poi penso che la geografia è un insegnamento in via di estinzione, di cui si interesseranno forse solo le organizzazioni ambientaliste, e che l’arte, in quanto espressione ultima della diversità naturale del nostro vecchio mondo, è inscatolata in ripetitivi schemi schiavi dei budget del marketing delle grandi organizzazioni industriali.
Intanto i cervelli dei ragazzi che ci circondano inesorabilmente si svuotano.

…e cerco ogni giorno di fuggire da questo triste, asfissiante deserto.

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