I primi scatti dei maestri

L’ho vista già due volte. Questa mostra inserita nel più ampio programma di Frontiere, iniziativa dell’Apulian Film Commission, e intitolata “La prima volta“, è un’occasione per capire il perché la fotografia sia strumento emozionale per eccellenza, penetrando, attraverso gli occhi di chi guarda, l’intimo più profondo di una intera collettività, di un intero periodo storico.
Nel Palazzo delle Poste restituito alla fruizione della comunità come spazio espositivo e di incontri, le opere di Gianni Berengo Gardin, Ferdinando Scianna e Olivo Barbieri manifestano tutta la potenza espressiva dell’arte fotografica, evocativa, in modi diversi, di epoche, costumi, modi di vivere di un’Italia che, in un modo o nell’altro, non c’è più.
Chi è appassionato di fotografia, chi cerca di esprimere con questo mezzo le sue sensazioni, non può perdere l’occasione di ammirare la morbidezza delle luci della Venezia anni ’60, nelle inquadrature impeccabili e magiche di Berengo Gardin, accanto al sole aspro di Sicilia negli scatti di Scianna, agli sguardi delle donne, agli occhi dei bambini. Non si può non ammirare l’eleganza e la dignità di una vita povera ma sorridente, la disinvolta quotidianità della borghesia, ma soprattutto la vita che scorre, gli amori, la terra, le abitudini oggi trasformate e annientate da una civiltà del tutto lontana da quei modi, da quel sentire. E le immagini dell’Italia del sogno americano, dei suoi miti di cartone e celluloide, riverberata dai flipper di Barbieri, proietta verso quello che oggi ha completamente trasformato la genuinità del percepire che invece in tutti gli scatti di questi maestri si può realmente toccare, quasi che la visione di questi frammenti di vita, per come è penetrante ed avvolgente, ci portasse con tutto il corpo lì, dove quelle scene sono state rubate.
Consiglio queste immagini come scuola a chi cerca di trasformare le proprie inquadrature in qualcosa di più di semplici proiezioni digitali del proprio presente. I maestri insegnano cosa e come inserire nei confini di un’immagine, cosa evidenziare con la messa a fuoco, su quale parte concentrare l’attenzione dell’osservatore. Un’attenta osservazione di questi capolavori insegna più di cento manuali e lascia dentro di sé una sensazione di pienezza, una voglia di esprimere, una riflessività che oggi troppo spesso ci sfugge. La pagina scritta da Ferdinando Scianna per accompagnare la sue sezione è da sola meritevole di una pausa, per il modo in cui le sensazioni sono portate in parola e dispiegate senza ulteriori sovrastrutture.
C’è tempo sino al 23 Ottobre. Non perdetela.

“Frontiere – La prima volta” – Palazzo delle Poste – p.zza Cesare Battisti – Bari

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