La coscienza del riuso

Ho dato un’occhiata a Treshr [via LifeHacker], uno dei mille servizi costruiti sulla piattaforma Google Maps. Si tratta di una semplice bacheca geo-localizzata dedicata a chi deve dismettere oggetti di qualunque tipo e crede nella prosecuzione della loro vita nelle mani di un altro padrone. E’ di per sé un incitamento al riuso, vero antidoto allo sconsiderato iper-consumismo dei nostri giorni, che poggia su una piattaforma tecnologica che lo rende di uso immediato perché legato visivamente al territorio. A New York, dove il servizio ha già preso piede, gli annunci pubblicati sono già in numero sufficiente a creare massa critica. Nelle città europee e specialmente in Italia, dove l’abitudine al riuso è pressoché inesistente, schiacciata come è da una inveterata cultura del nuovo ad ogni costo, un servizio di questo tipo potrebbe contribuire a modificare le abitudini di consumo. Voglio immaginare che la diffusione di strumenti di questo tipo presso chi pratica la sostenibilità nel quotidiano, specialmente nelle fasce più giovani della società cittadina già avvezze alla tecnologia, possa fungere da volano anche per chi adesso chiama il servizio smaltimento rifiuti ingombranti o lascia più semplicemente tutto per strada senza farsi tanti problemi. Un servizio simile come il Freecycle Network, basato su mailing list, è già diffuso nelle città italiane e anche nella mia. Occorrerebbe una maggiore spinta, magari con il semplice passaparola, perché queste iniziative possano entrare più agevolmente nel quotidiano di ciascuno di noi che, di fronte al problema contingente, spesso è portato a cercare la soluzione più a portata di mano, anche se socialmente meno responsabile.

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One thought on “La coscienza del riuso

  1. Ciao S.,
    tra le mille idee (per un eventuale web app free-to-use)
    che avevo in mente c’è anche questa…
    Il meccanismo è un attimo più complesso del semplice “devo disfarmi
    di qualcosa, chi lo vorrebbe?” ed introdurrebbe un meccanismo di scambio
    a parità di valore (o con accumulo di credito).
    Ahimè arrivo sempre dopo…ma non è detto che non si possa rivoluzionare
    il “modo di consumare” della vecchia Italia sprecona.

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