Elogio del pensiero negativo

Pensare negativo vuol dire capire che una cosa che non funziona non si può sempre aggiustare. Non vuol dire pensare che tutto debba andare male, ma piuttosto abituarsi a pensare che non tutto può andar bene.
Chi accetta di pensare negativo, accetta di lasciar perdere cose che non ingranano, senza accanirsi nel tentativo di farle girare nel verso giusto. Chi pensa negativo libera delle risorse nervose ed energetiche per ricominciare, per dedicarsi ad attività che hanno una resa maggiore e che innescano retroazioni positive. Chi pensa negativo impara dall’esperienza e riconosce sul nascere situazioni che non hanno potenzialità di successo. Chi pensa negativo non dice mai “prima o poi ce la farò” senza considerare che non avrà mai le forze per farcela; piuttosto sceglie il suo percorso in ragione delle forze che ha e non teme di ammettere di non poter raggiungere traguardi troppo ambiziosi.
Chi pensa negativo guarda sempre per terra. Misura un passo dopo l’altro e non si perde con lo sguardo oltre l’orizzonte. Alza la testa solo per orientarsi, mai per volare staccandosi da terra.
Chi pensa negativo è sicuro di sé più di chi pensa positivo, perché non vive di speranze. Chi pensa negativo mantiene intatta la sorpresa e l’entusiasmo per gli eventi positivi che gli capitano, perché non se li aspetta e non fa mai affidamento sulla speranza di successo.
Chi pensa negativo gode dei successi e li incamera come eventi non gratuiti. Chi pensa negativo persegue la gratuità delle azioni perché non basa il suo vivere sul do-ut-des e sulla ricerca del successo, in tutti gli ambiti, senza curarsi delle modalità del suo raggiungimento. Chi pensa negativo dà e riceve, perché guarda alla necessità dell’azione e non investe sulla speranza. Chi pensa negativo non crede, agisce. Chi pensa negativo non ha timore di dire “vaffa” e di tagliare i ponti. Sa che deve costruirne altri se quelli che sta percorrendo sono fragili ed inadatti.
Chi pensa negativo è darwiniano. Elogia la diversità ma non lo fa se non supera la soglia della sopravvivenza. Chi pensa negativo pensa al bene comune, che si costruisce sempre con l’apporto della comunità e mai perseguendo il pensiero positivo individualista.
Chi pensa negativo ha un progetto ma sa navigare molto bene a vista. E’ attento ai segnali deboli e osserva gli eventi con la stessa attenzione da vicino come da lontano.
Chi pensa negativo chiede reciprocità, perché la gratuità delle sue azioni, finalizzate al bene comune, perderebbe di efficacia se chi ne è oggetto ne incamerasse solo per sé stesso i benefici, e non fosse in grado di trasformarle a sua volta in azioni, amplificandone l’efficacia.
Chi pensa negativo non persegue mai il benessere fine a se stesso, perché lo ritiene un obiettivo fuori della sua portata. Insegue piuttosto l’equilibrio del suo ecosistema, potando all’occorrenza, limitando la crescita perché non diventi acromegalica.
Chi pensa negativo non sorride per atteggiamento ma lo fa quando comunica il suo coinvolgimento. Chi pensa negativo cerca il coinvolgimento pragmaticamente, ma non invade, perché percepisce l’invasione come strategia cieca e poco efficiente, oltreché prevaricatoria e finalizzata all’accaparramento.
Chi pensa negativo sceglie. Sceglie a volte in modo molto selettivo, perché vuole investire le sue energie e non disperderle. Preferisce intensificare dei canali piuttosto che aprirne sempre di nuovi.
Chi pensa negativo ha sempre energie a disposizione perché sa come risparmiarle, pur senza far mancare il suo contributo a chi ha scelto di fare oggetto delle sue azioni.
Chi pensa negativo è un individualista empatico, perché pur considerandosi parte di un progetto più ampio, ne rivendica una parte di controllo. Chi pensa negativo non è mai servo del caso, perché il caso non esiste.

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5 thoughts on “Elogio del pensiero negativo

  1. Interessante. Fa pensare.
    A me ha fatto pensare alla parola umilta’. Non intesa in chiave moderna, ma intesa come humus, come connessione con la terra. Con i piedi per terra. Attaccata alla verita’.
    Per me umilta’ pero’ e’ anche speranza. Speranza del bene. Per me umilta’ e’ fede. “Chi pensa negativo non crede, agisce”, io direi “chi vive nell’umilta’, poiche’ crede, agisce”.
    Grazie per il post.

  2. Grazie per la tua riflessione, Irene. Speranza per me ha un’accezione quasi totalmente negativa, più vicina all’abbandono e all’inazione, all’immobilismo insoluto che ti lascia sempre in bilico, invece che al radicamento e all’attaccamento alla concretezza dell’azione. Punti di vista. E’ bello confrontarsi. Grazie ancora.

    • E’ buffo vedere come le stesse parole passano assumere significati completamente diversi a seconda di chi le pronuncia o pensa.

      Le parole sono un po’ il tuo vissuto, sono come gli abiti. Ad alcuni calzano strette, ad altri larghe, magari trovi pure quello a cui calzano a perfezione.

      Abbandono e’ un’altra parola molto bella. Che nel mio caso, come del resto speranza, non ha niente a che vedere con inazione e immobilismo. Per me sono scelte. Sono curiosità’. Sono cammino.

      E’ proprio vero, sarebbe una vera noia se tutti avessimo la ‘stessa taglia’ 😉

  3. Ma vale anche il contrario:

    Abbiamo la tendenza a vedere il negativo negli altri, nelle situazioni, negli oggetti. E’ molto meglio cercare di vedere ciò che c’è di positivo nelle cose, nelle situazioni della nostra vita, nelle persone.

    Pensare positivamente significa riconoscere innanzitutto che i pensieri che scegliamo di concepire danno origine alle esperienze che viviamo, determinando la qualità della nostra vita. L’unico modo per influire sul nostro comportamento o sulla riuscita delle nostre azioni è agire sul subcosciente, selezionando esclusivamente pensieri nuovi e positivi. I pensieri negativi, invece, ripetuti continuamente, influiscono negativamente sul subcosciente, portando a risultati negativi nel momento stesso in cui desideri e idee vengono tradotti in realtà. Se per esempio pensiamo di non essere capaci di fare qualcosa, questa idea diventa per noi vera e le nostre azioni tenderanno a confermare questa convinzione. Dobbiamo pertanto cambiare i nostri pensieri, in modo da ottenere comportamenti positivi.

    Per concludere: il pensiero positivo non è, come un’interpretazione semplicistica potrebbe suggerire, un invito all’ottimismo forzato ignorando i dolori e le frustrazioni che ognuno di noi ha incontrato nella propria esperienza. E’ riconoscere il potere di scelta che abbiamo a disposizione ogni volta che interpretiamo la nostra realtà, poiché i pensieri che scegliamo di concepire danno origine alle esperienze che viviamo.

    • Il punto è riuscire ad accettare il pensiero negativo per liberare delle energie e convogliarle verso gli obiettivi che hanno maggiori positività. E’ proprio pensare di non saper fare una cosa e accettare di non saperla fare che abilita quella diversione del pensiero necessaria a prendere in considerazione qualcos’altro invece di insistere su un binario che non ci porta a nulla. Chi eccede nell’ottimismo percorre spesso dei binari morti e quando sbatte sul muro, in fondo, si fa così male che non riesce a rialzarsi. Grazie Nicola per il tuo commento.

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