Il T9, la tecnologia e le mogli

Stasera ho letto questo post su Barabba. Ed ho così commentato. 😉

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Il diapason battuto su una stella

«Cinque anni prima, una sera di autunno avevano passeggiato per strada mentre cadevano le foglie ed erano arrivati in un posto dove non c’erano alberi e il marciapiede era bianco di luna. Lì si erano fermati e si erano volti l’uno verso l’altra. Era una sera fresca, densa della miracolosa eccitazione che si presenta ai due cambi dell’anno. Le luci tranquille delle case uscivano ronzando nel buio, e tra le stelle c’erano un moto e un brusio. Gatsby vide con la coda dell’occhio che gli isolati sui marciapiedi in realtà formavano una scala e salivano in un luogo segreto, sopra gli alberi – avrebbe potuto arrampicarvisi se si fosse arrampicato da solo, e una volta lassù succhiare il capezzolo della vita, inghiottire l’incomparabile latte della meraviglia.
Gli batteva sempre più forte il cuore man mano che il viso bianco di Daisy si avvicinava al suo. Sapeva che baciando quella ragazza e sposando indissolubilmente le sue inesprimibili visioni al respiro perituro di lei, la sua mente non avrebbe mai più spadroneggiato come la mente di Dio. Quindi aspettò, ascoltando ancora per un attimo il diapason battuto su una stella. Poi la baciò. Al tocco delle sue labbra, Daisy sbocciò per lui come un fiore e l’incarnazione fu completa.»

“Il grande Gatsby” – Francis Scott Fitzgerald

Appartenenza

Appartenenza è una finestra sempre aperta.
Entra aria fresca oppure torrida,
certe volte anche la pioggia.
La socchiudi se rischi di allagare
ma lasci che si possa guardar fuori.

Appartenenza è una tessera magnetica.
Sta nel portafogli e quando la prendi
sai che c’è un posto dove puoi presentarla
e farti riconoscere con un bip.
Un posto che sta lì e ti aspetta.

Appartenenza è il ramo nuovo di un fico.
Spunta tra le chianche di un pavimento di campagna
anche se ogni anno si cerca di estirparlo
tagliando a zero ogni traccia di vegetazione
fingendo e sperando che non si affacci più.

Appartenenza è la musica che riconosci.
Le note che senti di sfuggita
da una radio lontana in una casa alta.
La sequenza di colori che torna nella mente
sin dal momento in cui l’hai sentita per la prima volta.

Appartenenza è sentire la ricchezza del contatto.
Perdersi nella gioia di una parola
guadagnare un sorriso, ritrovare un abbraccio
percorrere una strada sapendo che chi ti aspetta
non ha smarrito il desiderio di vederti un’altra volta.

Friday night

Monday morning

Frammenti di disperazione

Love Casualties

Oggi mi sono imbattuto per due volte in immagini evocative casuali. Come queste crepe nell’asfalto.