I gesti dell’iPad

Uso l’iPad da un po’. Apple ha introdotto tante nuove metafore, senza parlare della strada tracciata nel design dei dispositivi, strada immediatamente battuta da tutti i concorrenti. Ma nell’approccio al dispositivo touch ha mostrato di saper superare le limitazioni del device introducendo stratagemmi geniali per raggiungere risultati che diversamente non si sarebbero potuti ottenere senza una perdita di immediatezza nell’uso del dispositivo. Il problema dello Screen Real Estate, lo spazio a disposizione per la rappresentazione delle informazioni, è ad esempio critico quando lo stesso schermo viene utilizzato come dispositivo di input oltre che di output, attraverso la rappresentazione virtuale di una tastiera. Molto più critico sicuramente per l’iPhone ma, secondo me, determinante sull’iPad, per il quale la tastiera virtuale si propone come un vero surrogato della tastiera tradizionale, permettendo una velocità di scrittura paragonabile a quella che si ottiene con i desktop e i laptop.
Le soluzioni adottate da Apple per rendere più pratico l’uso di questa virtualizzazione, come la visualizzazione del set di lettere accentate in una finestrella che si apre toccando la lettera base, non accentata, per un periodo più prolungato, o come la correzione automatica delle parole accentate quando vengono scritte, per brevità e rapidità d’uso, senza accento, hanno indotto gesti che si sono interiorizzati e vengono ormai eseguiti senza l’esitazione del periodo dell’apprendimento. Il problema è che questi gesti sono inesorabilmente associati all’uso di una tastiera, che sia essa fisica o virtuale, e il cervello li innesca in tutte le situazioni d’uso di questo strumento. Mi è capitato quindi, dopo un periodo prolungato di scrittura esclusiva sull’iPad, di tornare ad usare anche le tastiere tradizionali e di scrivere verbi al futuro indugiando sul tasto dell’ultima lettera in attesa che comparisse la finestrella con le lettere accentate. Quando poi mi sono accorto che sullo schermo era comparsa una cosa tipo… raggiungeraaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa, oppure tornerooooooooooooooooooooooooo, allora mi sono accorto che non stavo usando l’iPad e che le lettere accentate le dovevo cercare sulla parte destra della tastiera. Così come mi sono accorto che non mi era concesso di scrivere perche, senza accento, e vedermelo correggere automaticamente con l’accento giusto, quello acuto.
Per non parlare del fatto che quando scorro una pagina web sino in basso, per tornare in cima non posso fare click sulla barra del titolo come faccio con Safari sull’iPad…
Potenza della persuasione.

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Risorse per chi ama il Jazz e i podcast

Da quando ho ripreso lo studio della chitarra e con esso l’approfondimento teorico della musica jazz, il mio ascolto si è fatto più attento, più consapevole dei meccanismi compositivi ed interpretativi. Sono sempre alla ricerca di materiale che consenta di arricchirmi e la scoperta di alcuni Podcast estremamente interessanti è stata da questo punto di vista molto gratificante.
Mi sono imbattuto nel Jazz Podcast di EDT edito in collaborazione con il SIdMA che, grazie alla maestria narrativa di Stefano Zenni, presenta delle piccole monografie sui musicisti e i fenomeni socio-culturali che hanno fatto la storia del Jazz, curando con grande attenzione un livello di approfondimento a metà strada tra il tecnico e il divulgativo. Il risultato è piacevolissimo: una analisi ed un ascolto che ti prende e ti porta per mano, aprendo una finestra sugli aspetti più vivi di questa musica.

Peccato che il feed di questo podcast ad un certo punto si interrompa e che non venga più aggiornato. Gli ultimi episodi sono sempre disponibili per il download ma non sono censiti all’interno del file che consente ai player come iTunes di tenersi automaticamente aggiornati sulle uscite. Scaricati a mano poi, questi files non vengono catalogati assieme agli altri della stessa serie, disperdendosi assieme a tutti gli altri file audio. Ho segnalato l’inconveniente all’editore ma non ho avuto risposta nè ho registrato alcun aggiornamento.

Con un piccolo stratagemma sono però riuscito a risolvere il problema. Ho intanto salvato in OPML l’archivio delle registrazioni dei miei podcast in iTunes (File->Esporta…).
Ho poi scaricato il file del feed di EDT Jazz Podcast e l’ho aperto con un editor che mi consentisse di vedere agevolmente il codice XML (Notepad++ è ottimo). Ho quindi creato a mano le sezioni degli episodi mancanti, mantenendo l’indirizzamento al file MP3 originale, ed ho salvato il file sul mio disco fisso, in modo che potesse essere indirizzato attraverso un URL del tipo http://localhost… Ho poi aggiunto una nuova registrazione nel file OPML, clonando quella di EDT esistente ma sostituendo l’indirizzo del file del feed con quello del mio file locale. Quindi con un drag & drop in iTunes ho fatto censire al programma la nuova registrazione e… magia! Il download degli episodi mancanti è incominciato.
L’unico inconveniente è che ad ogni nuova uscita, se il feed originale non viene aggiornato, devo continuare ad aggiungere manualmente i nuovi episodi sul mio file locale.

Ma questo è stato solo il punto di partenza. Segnalo la stupenda serie Jazz Profiles della National Public Radio (NPR) presentata da Nancy Wilson. E’ una stupenda serie di trasmissioni di poco meno un’ora ciascuna che attraversano la storia del jazz con biografie ricche di materiali sonori ed interviste ai protagonisti. Una gioia per le orecchie di chi ama il jazz e vuole rivivere le atmosfere degli anni d’oro.

Anche per questa serie un piccolo stratagemma. Il podcast disponibile è solo testuale e questo è davvero un peccato visto che le puntate sono disponibili per il download in MP3. Anche qui ho manipolato il file originale aggiungendo la sezione Enclosure con il link al file audio corrispondente a ciascun post. L’editor FeedForAll è un ottimo strumento per la modifica dei file XML di questo tipo. Lo stesso stratagemma del salvataggio in locale mi ha consentito di avere le trasmissioni NPR direttamente in iTunes e sul mio iPod.

Altro podcast degno di nota è Jazzarific – Jazz Vynil Podcast che presenta la digitalizzazione di capolavori in vinile del passato.

Un’ultima segnalazione. YouTube Podcaster consente di creare un feed a partire da una pagina di YouTube. Se ne ottiene un video podcast con i video già convertiti da FLV (Flash Video, il formato di YouTube) in MP4, formato compatibile con iTunes e iPod.
Splendido il video podcast di Bret Primack (aka JazzVideoGuy), anch’esso ricco di interviste e materiali video interessanti.

Anche per questo feed un piccolo trucco. Per recuperare tutti gli episodi occorre costruire un feed per ogni pagina di YouTube. Questo crea diverse registrazioni per un feed che dovrebbe invece essere unico, raggruppando tutti gli episodi in un’unica registrazione.
Niente paura. Basta modificare, all’interno del file MP4, il tag che indica l’indirizzo del feed corrispondente in modo che iTunes raggruppi correttamente tutti gli episodi. L’utility necessaria in questo caso è AtomicParsley. Assolutamente eccezionale.