Le c… in ascensore

Quando eravamo ragazzi era un passatempo goliardico molto in voga riempire di rappresentazioni del membro maschile i diari e i quaderni dei compagni “sfigati”, come prova di superiorità e al tempo stesso come manifesta derisione del malcapitato. Dalle mie parti si usa una parola diversa da quella che nel linguaggio comune è diventata un intercalare. Comincia sempre per C ma è di genere femminile.
Bene, le c… si vedono spesso tracciate sui muri, camuffate da facce fumettistiche di coniglio, come antica espressione di libertà che oggi, più frequentemente, trova sfogo nelle mille forme di graffiti, spesso di nessun valore grafico. Quando eravamo ragazzi, invece, disegnare c… era quasi un simbolo di emancipazione, il marchio del bullo, un segno di strafottenza.
Sto cercando da un po’ di tempo di capire quanto quel segno così caratteristico possa ancora avere il suo fascino trasgressivo, oggi che gli strumenti per l’affermazione dell’io gradasso e strafottente sono ben più ricchi e sofisticati. Ci penso da quando nell’ascensore di casa mia sono comparsi questi segni inequivocabili, prima uno piccolo sulle porte scorrevoli, poi un altro, ben più grande, inciso con una chiave su una delle pareti dell’abitacolo, poi, pochi giorni fa, l’ultimo, decisamente enorme, tracciato a penna accanto al precedente. Me lo sono chiesto sicuramente cercando di immaginare chi ne fosse l’autore, ma anche che cosa, nella sua mente, possa averlo spinto a questa prova “artistica”. Forse le risate che ha provocato il vantarsene con gli amici, forse il tentativo di affinare la tecnica di rappresentazione. Mi sono convinto però che quel segno sia comunque sempre una forma di comunicazione che ha un destinatario e che l’ascensore sia stato come la pagina di quaderno di quando andavamo a scuola. Quello che mi chiedo adesso è quanto questo “destinatario” sia in grado di controbattere alla provocazione e fare qualcosa per interrompere il flusso di messaggi, anche perché gli spazi comuni nel tragitto che conduce sino alla sua porta di casa, qualunque essa sia tra quelle del mio palazzo, rischiano di essere finemente decorati come le pareti dell’ascensore, in una teoria espositiva di c… degna del miglior museo di arte contemporanea. Forse si potrebbe indire un concorso e poi farla visitare a pagamento. Sarebbe una buona idea per incamerare un po’ di fondi e ridurre le quote condominiali.

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