Quando inizia il nuovo anno

Quando inizia il nuovo anno tutti dicono auguri, felicità, soldi, tutto l’amore, il superenalotto, via la sfiga dell’anno passato, questo sarà meglio… E quando inizia il nuovo anno tutti pensano ma pure l’anno scorso eravamo qui, gli stessi o quasi, e abbiamo detto le stesse cose, anzi mi sto confondendo, mi sembrano passati cinque minuti, o era addirittura due anni fa, cazzo come passa il tempo… Quando inizia il nuovo anno il tempo è già passato tutto, quello dell’anno che se ne è andato e ci ha lasciato capelli grigi in più, qualche sorriso, lacrime, stupore e delusione, tutto via nel sacco della spazzatura e giù nel cassonetto. Quando inizia il nuovo anno nessuno si mette le mani in tasca. Io voglio farlo. Voglio mettere le mani nelle tasche di tutti i pantaloni, tutte le giacche, tutti i cappotti che ho nell’armadio, e pure in quelle larghe larghe delle felpe e persino in qualche tasca dei costumi da bagno, quelle dove ci metti le monete per andare al bar a comprare il gelato. Lo voglio fare ogni giorno perché invece di acchiappare qui e là, quello che passa, quello che luccica, quello che ammalia e che strega come il liquore, voglio ritrovare quello che ho conservato, quel giorno piovoso d’autunno, o quella sera fresca e limpida d’estate, o quel mattino frenetico di inizio primavera, di cinque anni fa o dell’anno scorso, o di quando ero ragazzo e uscivo il sabato in bicicletta. Adesso che inizia il nuovo anno voglio ritrovare tutte le cose che hanno trovato un posto nelle tasche della mia vita e che ho dimenticato lì per tanto tempo. Voglio trovarle e tirarle fuori, voglio leggere i cento libri che ho solo comprato, voglio cucinare con tutte le spezie che ho solo conservato, voglio ascoltare tutta la musica che ho solo archiviato, voglio parlare con tutte le persone che ho solo salutato, voglio stringere la mano a tutti quelli che ho solo evitato. Voglio scoprire il mondo che ho nascosto dentro casa mia, la palla di gomma sotto l’armadio, il quadro poggiato per terra dietro la porta del corridoio, quella tazza che sta dietro dietro nello scaffale della cucina. Adesso che il nuovo anno non sarà più tanto nuovo voglio scoprire che mi ha portato tante cose nuove che avevo già, la ricchezza del denaro che guadagno, la bellezza degli occhi in cui mi specchio ogni giorno, l’abbraccio che mi riscalda quando ho freddo sotto le coperte, l’orgoglio dei successi di quelli a cui ho dato dei consigli, le mani che mi sfiorano ricolme di affetto, le parole che non ho mai ascoltato sino in fondo, i baci appassionati che mi danno i brividi.
Quando inizia il nuovo anno, prima o poi finisce. E non te ne accorgi. Io quest’anno voglio passarlo a farlo cominciare per davvero il nuovo anno, a farlo cominciare dalle cose che ho conservato, perché il gusto di conservarle diventi il gusto di godersele.

Quando stai solo

Quando stai solo guardi i particolari. Punti una scena con lo sguardo e cominci la scansione, frammento per frammento, scoprendo le forme, gli schemi, le ripetizioni e le unicità che di solito ti passano davanti, senza lasciare traccia. Quando stai solo le informazioni si accumulano e si uniscono a quelle che vagano nella tua mente, in un frullato di pensieri che riempie la solitudine. Quando stai solo capita che sei in compagnia, e ti accorgi che la compagnia è lì perché vuole stare sola come te. Quando stai solo vedi le facce che si svuotano, senti le parole inutili, afferri i suoni che passano ma ne trattieni solo alcuni istanti. Quando stai solo parli a te stesso, per non sentirti solo, guardi fuori e pensi a come deve essere stare solo dentro e fuori, a come è successo che un bel giorno ti sei ritrovato a stare solo. Il tempo gira attorno quando stai solo. È strano, ma il tempo non è più lineare, non va più solo avanti. Gira in tondo a ravvivare le situazioni che la mente, accumulando informazioni, ricostruisce sempre più vere, pescando dal mare di sensazioni, dal fiume infinito di parole dette e ascoltate, di scene vissute, di luoghi attraversati. Quando stai solo il tempo è tuo nemico. Ti tiene seduto, ti impedisce di alzarti e metterti in cammino, ti inchioda, ti congela. Senti freddo quando stai solo. Un freddo che non dà brividi, un freddo che sta già dentro, nasce dentro e non ti attraversa. Quando stai solo guardi i particolari per cercare di capire dove sta il trucco. Guardi attento ma le mani del prestigiatore ti nascondono le carte truccate e tutto sembra essere davvero così come lui ti mostra, ogni sera, sempre uguale. Quando stai solo non parli più perché parlare distrae, e poi non si riesce a capire se il trucco c’è davvero. Quando stai solo arriva sempre qualcuno. E non è come gli altri. Ti guarda negli occhi, ti prende la mano. Ti dice in un orecchio: “il trucco è questo”. Il tempo si ferma. Ti sorpassa. E in un momento ti trovi a correre, ma non sai dove andare, perché a star soli si perde la rotta, si va in confusione. Quando stai solo ti abitui a stare solo, fermo, seduto. E non corri più. Non hai le gambe, il fiato, la testa. Quando stai solo qualcuno se ne va. Piano piano. Un giorno dopo l’altro. Così è quando stai solo.

Quando sogni

Quando sogni chiudi gli occhi. Non li hai già chiusi. Li chiudi per vedere quello che tenerli aperti ti nega. Quando sogni vuoi sentire e se potessi chiuderesti anche le orecchie. Anzi a volte ti riesce di chiuderle e quello che arriva trova le porte chiuse perché i tuoi suoni, quelli del sogno, quelli di dentro, sono più forti e non fanno entrare altro che venga da fuori. Sono una voce che ti accarezza, una lunga nota nel silenzio dell’orchestra, le parole che vorresti quando proprio non ti vengono. Quando sogni non dormi mai, perché il sogno lo costruisci, ti scegli i personaggi, visiti quei luoghi che vorresti fossero tuoi, fuori dal sogno. Non lo subisci mai il sogno. Per questo chiudi gli occhi, perché con gli occhi aperti non si sogna, con gli occhi aperti non si vede. Chiudi gli occhi ma sei sveglio e ti concentri sulle immagini che costruisci, sulle sensazioni del tatto, sul profumo acre che pizzica le narici, sul gusto che si attacca sulla lingua. E dentro quel sogno, quando l’hai costruito, quando gli hai dato fisicità, rubandola da quella che percepisce il tuo corpo temporaneamente prestato alla realtà, fai entrare tutti i tuoi pensieri e li lasci liberi, a volare e rincorrersi senza paura che possano perdersi, disorientati, in un luogo che non gli è proprio. Dentro quel sogno, quando hai chiuso gli occhi, ti cerchi. Ti dici, io devo essere qui, da qualche parte. Fammi guardare bene. C’è il mio mondo, quello che non si vede con gli occhi aperti, devo esserci anche io. Poi ti fermi. Tutto gira in quel sogno, tutto si mostra a te come in un film 3D, tutto sembra vicino, tutto così lontano.
Quando sogni, poi, apri gli occhi. E ti guardi. E ti vedi. Quando apri gli occhi, ti guardi le mani, ti annusi le dita, ti tocchi il viso. Resta solo una traccia quando sogni, in un angolo della bocca, come una piccola impercettibile puntura, col sapore aspro di una goccia di limone. Chiudi gli occhi.

Quando hai paura

Quando hai paura le parole si attorcigliano, si inseguono nel tuo stomaco e non c’è verso di farle fermare. Corrono e sbattono sulle pareti e tu puoi sentirne il rumore, quel rumore che senti anche in testa e che non riesci a spiegarti. Così succede anche quando non vedi, perché non vedere fa paura, tanta paura. Quando non vedi col cuore non vedi neanche con gli occhi e finisce che non parli. Quando non vedi non parli, perché le parole stanno lì ad inseguirsi nello stomaco e non c’è verso di farle uscire. Non parli e non senti quando hai paura, perché stai troppo lì a cercare di capire quelle parole dove vanno, cosa vorrebbero dire e come fanno a rincorrersi senza freno, bum, pam, a prendere a spallate le pareti del tuo stomaco. Quando non vedi col cuore, non parli e non senti e hai paura. Hai paura che tu sappia solo macinare parole nello stomaco e che quello sia il tuo destino. Sentirne la corsa infinita, entrare in sincronia con il loro movimento, cominciare a tremare per le vibrazioni, guardarti le mani che non riescono a stare immobili, e gli occhi che non riescono a restare asciutti. Quando non vedi col cuore, non parli e non senti, e non puoi toccare nulla perché la tua pelle è troppo sottile e sente tutte le temperature. Tremi e piangi perché hai paura. Hai paura che il tuo cuore non sappia vedere, non sappia sentire, non sappia parlare, non sappia toccare. Hai paura che il tuo cuore non sappia amare. Quando ami hai paura. Hai paura che non sia quello, Amore, che sia una cosa che tu non hai; hai paura e le parole restano dentro e si inseguono, urtandosi all’infinito. Quando hai paura ti siedi, poggi i gomiti sulle ginocchia e abbassi la testa. La metti sulle mani e resti immobile.
Arriva il silenzio. Solo il silenzio ti accompagna quando hai paura.