Riutilizzare gli edifici abbandonati: il WWF per il recupero urbano

  1. Con il claim “Fai sentire le tue idee per reinventare il tuo territorio”, il WWF lancia una campagna per promuovere la raccolta di idee per il riuso di aree degradate del nostro territorio.
  2. Le motivazioni sono ben chiare e affondano le radici nella sempre più diffusa spinta verso stili di vita e, auspicabilmente, politiche di sviluppo maggiormente attenti alla conservazione del territorio prima che al suo incondizionato sfruttamento. Occorre una rivoluzione culturale, come il WWF stesso sottolinea.
  3. Non è possibile insistere su criteri di crescita materiale, né su industrializzazioni assistite, né su diffuse terziarizzazioni. E’ opportuno compiere una provocazione culturale che permetta di individuare quelle potenzialità creative ed economiche autonome che ogni individuo ed ogni comunità hanno al loro interno e che per troppo tempo sono state umiliate o soffocate da percorsi decisionali e modelli culturali demagogici, dirigistici, speculativi.
  4. Le parole del D.G. di WWF Italia, Adriano Paolella, chiariscono il contesto dell’operazione: capannoni, ferrovie, aree industriali grandemente inutilizzati o sotto utilizzati costituiscono un patrimonio da recuperare e riportare in vita. Una raccolta di idee, quella promossa da WWF a questo stadio dell’iniziativa, che costituisca patrimonio creativo a cui attingere per la riqualificazione.
  5. Iniziative lodevoli come questa non sono per fortuna isolate come testimoniano altre esperienze virtuose con il coinvolgimento di Scuola ed Università.
  6. Esperienze virtuose: il caso di forte Marghera – La campagna “RiutilizziAmo l’Italia”, che è supportata da una vasta rete di docenti universitari, vorrebbe tra l’altro evidenziare le esperienze virtuose già realizzate di recupero del territorio e di resistenza al cemento. Tra queste il caso di forte Marghera, un’antica area fortificata di proprietà del Comune di Venezia che dal ’96 non è più area militare, di cui ha parlato anche Luca Martinelli nel volumetto “Salviamo il paesaggio!”, appena uscito per Altreconomia. L’area di forte Marghera, una quarantina di ettari di terra, acqua e canali gestiti dalla società Marco Polo System, è oggi utilizzata come parco pubblico. Il rischio però che all’area venga data una destinazione immobiliare non è accantonato. Così tra 2011 e 2012 è nato un comitato di cittadini, il Gruppo di lavoro per Forte Marghera, che ha avviato un percorso di progettazione partecipata, coinvolgendo anche scuole e università, per proporre idee sul futuro di forte Marghera.
  7. La grande eco che il WWF può permettersi sui media nazionali costituisce un volano per la sua diffusione attraverso i canali del web e dei media tradizionali.
  8. rembel66
    Il WWF per riutilizzare il nostro territorio. Basta un click per segnalare aree dismesse e degradate e proporre… http://fb.me/1zUFjsffN
  9. Una frustata per le coscienze che appaiono ormai intorpidite dalla cronica manifesta impotenza delle comunità nei confronti delle politiche di gestione delle risorse della collettività, troppo spesso, se non puntualmente guidate da logiche esclusivamente affaristiche. Il tentativo del WWF sembra in questo senso nobile sebbene non sia chiaro, nella sua formulazione, quali ricadute concrete si possano prevedere se non quella di un risveglio della sensibilità e uno stimolo alla ricerca di soluzioni di cui possano beneficiare direttamente i cittadini senza necessariamente ricorrere ad intermediari o a progetti lucrativi.
  10. Si tratta di stimolare la fantasia, perseguire soluzioni che riconducano all’unità dell’abitare (in cui produzione e residenza sono connessi), trovare soluzioni che possano essere gestite direttamente dalle comunità e che puntino ad una loro autonomia economica, all’aumento della naturalità, al riequilibrio tra popolazione e risorse.
  11. Sarebbe importante che a tali iniziative si unissero offerte di finanziamento di progetti di recupero da parte delle istituzioni ma anche, perché no, di fondazioni private, al fine di rendere concreto il cambiamento e il movimento di opinione che, altrimenti, rischia di vivere solo nella sterilità del lamentoso vociare quotidiano contro il degrado che contraddistingue la gestione della cosa pubblica, per di più in un momento di particolare scarsità di risorse finanziarie.

La coscienza del riuso

Ho dato un’occhiata a Treshr [via LifeHacker], uno dei mille servizi costruiti sulla piattaforma Google Maps. Si tratta di una semplice bacheca geo-localizzata dedicata a chi deve dismettere oggetti di qualunque tipo e crede nella prosecuzione della loro vita nelle mani di un altro padrone. E’ di per sé un incitamento al riuso, vero antidoto allo sconsiderato iper-consumismo dei nostri giorni, che poggia su una piattaforma tecnologica che lo rende di uso immediato perché legato visivamente al territorio. A New York, dove il servizio ha già preso piede, gli annunci pubblicati sono già in numero sufficiente a creare massa critica. Nelle città europee e specialmente in Italia, dove l’abitudine al riuso è pressoché inesistente, schiacciata come è da una inveterata cultura del nuovo ad ogni costo, un servizio di questo tipo potrebbe contribuire a modificare le abitudini di consumo. Voglio immaginare che la diffusione di strumenti di questo tipo presso chi pratica la sostenibilità nel quotidiano, specialmente nelle fasce più giovani della società cittadina già avvezze alla tecnologia, possa fungere da volano anche per chi adesso chiama il servizio smaltimento rifiuti ingombranti o lascia più semplicemente tutto per strada senza farsi tanti problemi. Un servizio simile come il Freecycle Network, basato su mailing list, è già diffuso nelle città italiane e anche nella mia. Occorrerebbe una maggiore spinta, magari con il semplice passaparola, perché queste iniziative possano entrare più agevolmente nel quotidiano di ciascuno di noi che, di fronte al problema contingente, spesso è portato a cercare la soluzione più a portata di mano, anche se socialmente meno responsabile.