Life List, ordine, pensieri e azioni

Ho ripulito ieri una delle superfici sulle quali metto a decantare pensieri ed azioni non fatte, sotto forma di carte, oggetti, riviste, libri, che prendono inesorabilmente polvere in attesa che l’inedia passi.
Ho trovato anche un mucchio di quadernetti Moleskine, grandi e piccoli, e una serie di blocchetti per appunti ad anelli, quelle spirali grosse che fanno anche comodo perché le pagine si girano su se stesse facilmente.
Materiale per scrivere, per fermare pensieri e idee, per annotare cose da fare, per elencare azioni, per mettere ordine.
Tutto rigorosamente intonso.

Ci riflettevo leggendo il post di Maja in SottoTracce. Le Life List sono molto trendy, è vero. I punti elenco spopolano tra i manager, fanno sorridere e riflettere snocciolate da Nanni Moretti in “Caos calmo”, pervadono le nostre vite alla ricerca di organizzazione costruttiva. Ma spesso restano nella nostra testa.

Nella mia ne ho centinaia, ragiono elencando cose, applicando il metodo deduttivo portato spesso all’estremo del piacere del ragionamento puro. Ma questi elenchi non mi aiutano a dipanare la non-linearità del nostro quotidiano, non contribuiscono a gestirla in positivo.
Ecco perché i miei quaderni restano vuoti. La velocità dei miei pensieri è tale che risulta a me impossibile un atto di riduzione quale è quello di elencare. Questo non perché non sia in grado di sintetizzare, di giungere a conclusioni. Ma perché queste sono un intreccio di tanti elenchi, sono una rete di memorie, persone, azioni che solo la complessità del nostro ragionamento può aver chiara.

D’altra parte il ragionamento stesso non può ridurre la sua velocità. Il ritmo del pensare è forzatamente intenso, è il gioco di gambe di un calciatore moderno, circondato da due tre avversari non appena riceve palla. Rallentare significherebbe pretendere di giocare oggi come Bruno Conti nel 1982, con praterie a disposizione per le sgroppate infinite.
Oggi non c’è più un solo Oriali per squadra. Ce ne sono 10.
Non c’è tempo per fare liste.

Proprio per questo bisogna farle.
Perché il tempo, il poco tempo, rischierà di farci concentrare sempre e soltanto sul gioco di gambe, sull’avversario da superare. Dimenticheremo facilmente tutto il resto. La porta, la partita, la squadra, il campionato.
Il quaderno occorre. Per non perdere il filo.

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