Le cose che accadono, quando accadono…

Ho letto questo pensiero di Dania oggi. L’ho letto un po’ specchiandomi, e immediatamente ho pensato “lo voglio far leggere a tre o quattro persone che dico io”. Ma subito dopo ho pensato “…e anche a lei, a lui che mi ha chiamato ieri, e a quell’altra a cui ho scritto…” e la lista è diventata così lunga che mi sono chiesto se ci assomigliamo un po’ tutti qui, su questo asteroide, o se quando eravamo piccoli ci hanno dato degli strani integratori che hanno modificato irrimediabilmente il nostro modo di sentire, amplificandolo sino alla ipersensibilità. Ma deve essere semplicemente un po’ di elettricità nell’aria…

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Connessioni involontarie

Ieri scrivo questa cosa. Sempre ieri, più tardi, mentre vedo il film Tutta colpa della musica, c’è Marco Messeri che in una scena sta seduto in poltrona e ascolta Stefania Sandrelli cantare, chiude gli occhi e la vede muoversi verso di lui, uscire dal coro, sente la sua voce sopra e prima di tutte le altre, sorride. Poi Stefania Sandrelli gli dice “ma stavi dormendo!”. E lui, “no, non stavo dormendo, ti stavo sognando“.
Lì mi è venuto un brivido.

Passione

Chi non la vorrebbe nel suo quotidiano? Sono sicuro che non c’è n’è uno che non si direbbe interessato a sentire passione, passione vera nel muovere le cose attorno a sé. Io mi diverto a trovarla nelle persone che incontro. Sono convinto che c’è passione in ognuno di noi, anche in quelli che hanno la bocca stretta stretta, il muso sempre imbronciato, quelli che salutano a stento, quelli imperscrutabili. Anzi in quelli ci sono le passioni più insospettabili, quelle che vengono fuori per caso, parlando in ascensore. Gliele scopri per caso, perché magari incrociano un titolo sul giornale che porti in mano, o si agganciano ad una conversazione casuale. Allora vedi che i loro occhi improvvisamente brillano, parlando di aeromodellistica, di tango o di letteratura fantasy. Quando succede mi dico, sorridendo, ‘ne ho trovato un altro’. Un altro appassionato. E gioisco ancora di più quando scopro un appassionato che ha tenuto nel suo cuore una passione segreta, e che ha aspettato di incontrare la persona giusta per condividerla. Specie se è la passione per un uomo o per una donna. In quel momento mi sento un eletto.
Perché quando un appassionato ti racconta della sua passione il cielo si rasserena come nelle favole e la luce del primo mattino ti inonda, pura, silenziosa, energizzante. Perché è la luce del suo cuore, del cuore dell’appassionato. Ed è magia.
Il racconto di una passione è così. Qualche giorno fa ne ho trovati due in rete, bellissimi, travolgenti, poetici. Ho sentito la passione nelle parole di Andre e di Daniela.

Riflessioni su Facebook, blog e identità digitale

L’epidemia Facebook è ormai dilagante. Tralasciando e, per quanto mi riguarda, condannando i “cercatori di contatti” che fanno incetta di connessioni sui siti di social networking per il puro scopo di fungere da hub nel network ed aumentare la propria visibilità in modo esclusivamente virtuale, credo di non sbagliare nel dire che Facebook ha il pregio di rendere visibile, prima di tutto a se stessi e poi alla comunità, il peso che le relazioni interpersonali hanno nel proprio quotidiano.
In questo senso, la diffusione del proprio pensiero, il bisogno di comunicare le proprie idee agli altri, la necessità di confrontarsi su temi che animano la propria coscienza, bisogni e necessità che spesso trovano sfogo nella gestione di un blog personale, hanno in Facebook la platea ideale.
Se infatti un blog necessita di una attenta politica di diffusione perché sia efficace come strumento di diffuzione del proprio pensiero, politica che deve necessariamente guardare ad una corretta classificazione dei contenuti e ad una oculata pubblicazione di questi in contesto più ampi, Facebook fornisce, senza sforzi aggiuntivi, un “megafono direzionale” che punta ad una platea selezionata, quella delle persone a cui, più probabilmente, interessa veramente far conoscere il proprio pensiero.
Mi sono posto dunque questo interrogativo: è Facebook la piattaforma unificante per costruire la propria identità digitale? Ha ancora senso avere un blog dal momento che la medesima possibilità di pubblicazione è disponibile all’interno di questa piattaforma con il vantaggio che quanto si scrive raggiunge immediatamente la platea che ci interessa?
Certo un blog ben gestito ha potenzialmente la possibilità di raggiungere un più ampio uditorio ma quanti possono trarre realmente vantaggio da questa visibilità? Quanti possono fare di questa visibilità un amplificatore di conoscenza e di auto-promozione? Rispetto alla possibilità di raggiungere direttamente una platea selezionata forse questo vantaggio petenziale perde di importanza.
Ciononostante scrivo adesso questa riflessione sul mio blog che, come da molti anni ormai mi accade, riesco con moltissima fatica a tenere aggiornato. Un “riverbero” di questo post finirà anche sul mio profilo Facebook (se ho azzeccato tutte le impostazioni). Vediamo se qualcuno se ne accorgerà e avrà voglia di confrontarsi.
Qui o lì…